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Dobbiamo diventare un Paese per giovani
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 12 agosto 2020 che istituisce la classe di laurea ad orientamento professionale “Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio”: darà l’accesso alla professione di geometra, evitando la sovrapposizione con le classi L7 Ingegneria Civile e Ambientale ed L23 Scienze e Tecniche dell’Edilizia


L’istituzione della nuova classe di laurea in “Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio” non può che renderci soddisfatti, e non solo per l’evidente parallelismo tra l’impianto metodologico del nuovo percorso accademico e quello della nostra proposta di riforma del percorso di accesso: per entrambi, infatti, gli elementi qualificanti sono un piano di studio fortemente orientato alla professione; la previsione di attività laboratoriali da svolgersi anche presso strutture esterne qualificate tra le quali scuole secondarie di secondario grado (quali i CAT), previa definizione di convenzioni ad hoc; la possibilità di svolgere attività di tirocinio in contesti lavorativi reali, tra i quali studi tecnici convenzionati con i Collegi professionali. Misura, quest’ultima, che nell’ottica del Consiglio Nazionale potrebbe favorire la permanenza degli studenti sul territorio e contribuire a ridurre il numero di abbandoni universitari.  

Ci sono, infatti, anche altri aspetti da valutare positivamente.

Il primo di questi aspetti rimanda alla consapevolezza che questo impianto metodologico è coerente con la professione di geometra, perché capace di innovare quel bagaglio di conoscenze specifiche funzionali – oggi più che mai - ad intraprendere definitivamente la via della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.

Ed è, questa, una consapevolezza maturata sul campo, o meglio, sul territorio, laddove da anni sono presenti corsi di laurea triennali specifici per la professione di geometra, fortemente orientati all’ingresso nel mondo del lavoro e pienamente rispondenti al requisito della formazione universitaria di alto livello, prevista dall’Unione Europea per le nuove iscrizioni agli albi professionali (G.U. Unione Europea del 16 luglio 2012 2014/C 226/02).  

Prescindendo dalle varie denominazioni (cito, a titolo esemplificativo: “Tecniche per l’edilizia e il territorio per la professione di geometra”, “Tecniche della costruzione e gestione del territorio”, “Tecniche per l’Edilizia, il Territorio e l’Ambiente”, “Costruzioni e gestione ambientale e territoriale”), questi percorsi accademici sono dei veri e propri laboratori nei quali si formano figure tecnico-professionali altamente qualificate, in grado di rispondere alle richieste di un mercato del lavoro sempre più vocato alla digitalizzazione del settore e improntato alla multidisciplinarietà e interdisciplinarietà dei professionisti tecnici.

Da questa prima considerazione, l’abbrivio per la seconda. L’attenzione posta dal Ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, al tema delle lauree professionalizzanti e alla possibilità di rendere abilitanti quelle che prevedono specifici tirocini in itinere (link alla news CNGeGL del 15 settembre), è un segnale positivo; rivela, a mio avviso, la volontà di investire nel percorso formativo dei giovani per realizzare una maggiore sinergia tra istruzione e lavoro, anche attraverso un aggiornamento radicale dei contenuti e della didattica.

Rafforzare la filiera professionalizzante significa innalzare la competitività del Paese, far crescere l’occupazione qualificata e ridurre il numero dei Neet (Not in education, employment or training); la crescita di occupazione qualificata, in particolare, è il più efficace antidoto al preoccupante declino demografico, denunciato a più riprese dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: come evidenziato dall’Istat, la popolazione italiana è in calo costante dal 2015, e la proiezione al 2040 è una soglia inferiore ai 60 milioni (59,3). 

In questo scenario, colmare il divario tra le competenze richieste dal mondo del lavoro e quelle acquisite nel percorso scolastico è un imperativo al quale non è dato sottrarsi. E questo sia per motivi di competitività – esiste una evidente correlazione tra dinamica demografica e dinamica economica: la crescita della popolazione contribuisce alla crescita degli occupati e del PIL – che per una “ragione morale: (…) il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che oggi sono giovani. È nostro dovere far si che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”. 

Il senso di queste parole, pronunciate dall’ex Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi al Meeting di Rimini dello scorso agosto, non potrebbe essere più chiaro, e condurre verso una sola direzione: il sapere dei giovani, il migliore investimento per il futuro.