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Equo compenso, un passo avanti
Firmato il protocollo d’intesa tra il Ministero della Giustizia e la Rete delle Professioni Tecniche per l’istituzione di un nucleo di monitoraggio sui compensi dei professionisti d’area. Dal Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati Maurizio Savoncelli, una riflessione sulla portata dell’iniziativa e sugli scenari in divenire Professioni Tecniche con il Ministero della Giustizia consentirà di vigilare sulla corretta applicazione della disciplina da parte della pubblica amministrazione e dei privati



Lo scorso 15 luglio il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche, Armando Zambrano, hanno siglato un protocollo d’intesa (QUI l'articolo della rubrica Nuove abitudini) che istituisce il “Nucleo di monitoraggio sui compensi”, un organismo finalizzato a verificare la corretta applicazione della disciplina in tema di equo compenso, con esclusivo riferimento agli ordini aderenti alla rete soggetti alla vigilanza del Ministero della Giustizia.

Il Nucleo è composto da sei membri: tre rappresentanti del Ministero della Giustizia designati dal Ministro, di cui uno in rappresentanza del Gabinetto del Ministro, uno in rappresentanza dell’Ufficio legislativo del Ministero ed uno in rappresentanza dell’Ufficio Ordini professionali e albi della Direzione generale degli affari interni afferente al Dipartimento per gli affari della giustizia del Ministero; tre in rappresentanza della RPT, e segnatamente il Coordinatore Armando Zambrano e i Consiglieri Maurizio Savoncelli (Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati) e Sabrina Diamanti (Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali). Lavoreranno tutti in maniera sinergica per contrastare eventuali violazioni attraverso il monitoraggio dei bandi, la raccolta sistematica delle denunce e la relativa segnalazione alle autorità competenti, la tenuta di una banca dati e l’elaborazione

È un’ottima notizia, per almeno tre motivi.

In primo luogo, perché si torna a parlare di equo compenso – ossia di compenso rapportato alla quantità del lavoro svolto e alla qualità della prestazione professionale – in un momento in cui il rischio di una deriva del lavoro intellettuale nella fase di ripresa è elevatissima: l’assenza di tutele specifiche e la prevedibile riduzione dell’attività professionale potrebbero generare una deprecabile rincorsa al ribasso per ottenere i pochi incarichi disponibili, determinando una situazione drammatica dal punto di vista economico, etico e sociale.

In secondo luogo, perché dà ulteriore prova della volontà e della capacità della RPT di rendersi interprete delle istanze condivise dai professionisti, intesi prima di tutto come coloro che “esercitano una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria”, e solo a seguire distinti (legittimamente) in ingegneri, architetti, geometri, geologi, eccetera. E se è vero che questo modus operandi ha caratterizzato l’interlocuzione della RPT con le istituzioni nelle varie fasi dell’emergenza sanitaria Covid-19 (peraltro ancora in corso), raggiungendo risultati importanti sul fronte dei riconoscimenti economici agli iscritti (come il bonus per i professionisti ordinistici iscritti alle casse di previdenza privata) e della rappresentanza (il Manifesto per la Rinascita dell’Italia, presentato assieme al CUP agli Stati Generali dell’Economia), è pur vero che questo agire è tutt’altro che una novità. Ricordo, per rimanere in tema di equo compenso, come sia stata proprio la Rete a promuovere una serie di manifestazioni di piazza in dissenso con la pratica diffusa dei bandi gratuiti (QUI la pagina di Italia Oggi a corredo), culminati con l’organizzazione, assieme al CUP, della manifestazione nazionale “Equo compenso. Un diritto” (a Roma, al Teatro Brancaccio, il 30 novembre 2017: nello stesso giorno l’equo compenso diventava legge); e a sensibilizzare costantemente sul tema esponenti di vari schieramenti politici (dall’ex Guardasigilli dem Andrea Orlando all’ex Sottosegretario alla Giustizia leghista Jacopo Morrone), facendo leva sulla giustezza del principio, e non certo sulla convenienza di singole parti. 

E con questo arriviamo al terzo punto, o meglio, al terzo motivo di soddisfazione. L’iniziativa che vede protagonista la RPT è speculare a quella assunta dal Ministro Bonafede con il Consiglio Nazionale Forense, che ha dato vita nel 2019 all’analogo Nucleo di monitoraggio. Che, in un solo anno, ha raccolto un numero elevatissimo di segnalazioni in violazione della suddetta legge del 2017. Ciò significa, a mio avviso, che si stanno creando le condizioni affinché il mondo delle professioni si faccia interprete - nella sua interezza - di istanze che sono prima di tutto collettive:  in questo scenario l’equo compenso è un tema imprescindibile, una misura di tutela ampia ed inclusiva che riguarda più soggetti: il professionista, che potrà mettere in relazione il compenso con la qualità della prestazione; il mercato e la libera concorrenza, che trarranno non pochi benefici dall’applicazione di regole chiare e trasparenti; il committente privato, che avrà una bussola per orientarsi nell’affidamento dell’incarico. 

Per concludere: al netto della legittima soddisfazione per quanto fatto sinora, resta la consapevolezza di quanto ancora occorra fare per estendere l’equo compenso a tutti i committenti (aziende medio-piccole e privati) e alla pubblica amministrazione.

L’obiettivo da raggiungere è duplice: riequilibrare – finalmente - un contesto caratterizzato da una disparità di trattamento economico che varia al variare della committenza (ad oggi, l’equo compenso vale solo per banche, assicurazioni e grandi committenti); definire un quadro giuridico capace di assegnare maggiori tutele e sicurezze ai giovani, economicamente più fragili e quindi più esposti al rischio mercimonio.