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La nota RPT al Premier Conte, al lavoro sul decreto semplificazioni
Con una lettera inviata al premier Conte, la Rete delle Professioni Tecniche sollecita un intervento del Governo sul tema della conformità edilizia già nel Decreto Semplificazioni



Nella lettera inviata lo scorso 6 luglio al premier Conte, Attività per la ripartenza del Paese – Decreto Semplificazioni, la RPT ha manifestato apprezzamento per la proposta normativa contenuta nell’art. 10 della bozza preliminare del Decreto Semplificazioni, che consente la regolarizzazione di modeste difformità sugli edifici, laddove conformi alle norme urbanistiche attualmente vigenti, unitamente all’auspicio che la stessa possa trovare spazio nel dibattito parlamentare.  

La ratio della proposta è evidente, e non solo ai professionisti di area tecnica: se la normativa urbanistica successiva (frutto di autonome scelte dei Consigli Comunali) ha ritenuto ammissibili tali interventi, gli stessi possono essere “accertati” come “conformi” e non occorre il previo ripristino dello “stato legittimo”, con la demolizione o la rimozione di quanto potrebbe essere rifatto tale e quale. 

Se approvata, la norma consentirebbe di fare enormi passi avanti sul fronte del recupero del patrimonio edilizio esistente, impedito il più delle volte da modeste difformità dall’assentito e purtroppo solo in parte risolto dall’accertamento di conformità (art.36 e 37 del DPR 380/2001) che allo stato attuale prevede la “doppia conformità” alla normativa urbanistico-edilizia, sia nel momento della realizzazione che della presentazione dell’istanza, che nella maggioranza dei casi impedisce di fatto la regolarizzazione.

Tali difformità, se presenti, pongono gli edifici esistenti in un “limbo” di incertezza che ne impedisce la manutenzione e la ristrutturazione con interventi di adeguamento sismico ed impiantistico, di efficientamento energetico, aumentandone lo stato di fatiscenza e degrado con rischio di perdita di vite umane e di danni gravi non solo nel caso di eventi catastrofici, purtroppo frequenti nel Paese: non a caso, è uno degli aspetti cruciali che ostacola gli interventi di ricostruzione post-sisma nel Centro Italia.

A ciò si aggiungano ulteriori e altrettanto importanti ricadute di natura ambientale, economica e sociale legate alla possibilità di ripristinare, in luogo di demolire e successivamente ricostruire. Soluzione, quest’ultima, in contrasto con i principi in materia di governo del territorio. 

In chiusura, l’auspicio che il Governo “possa recuperare questa norma stralciata nel provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri dal passaggio in Parlamento. Essa è indispensabile per assicurare un reale processo di semplificazione anche nell’ambito dell’edilizia e dell’urbanistica, ed in via cautelativa, dato il dibattito in corso su una forma surrettizia di condono, escludendo da tale possibilità gli interventi di nuova costruzione eseguiti in assenza di titolo abilitativo ed in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilizia vigente all’epoca della loro realizzazione”.

QUI il documento in versione integrale