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Superbonus 110%: bene le semplificazioni, ma la vera sfida è prorogare
Il governo accelera sul Superbonus 110%: nella recente legge di conversione del decreto Semplificazioni (DL 77/2021) tante le misure utili a snellire e velocizzare le pratiche, in aggiunta a quelle già previste dal precedente decreto Governance




Le misure introdotte nel DL Semplificazioni, volte a facilitare l’accesso all’agevolazione fiscale del 110% prevista per specifici interventi sui fabbricati esistenti, sono da considerare valide e soddisfacenti. E vanno, evidentemente, nella direzione indicata dalla Rete delle Professioni Tecniche, che da tempo sollecita – in tutte le sedi deputate - la revisione dei meccanismi procedurali introdotti con il decreto Rilancio 19 maggio 2020, che alla prova dei fatti si sono rivelati veri e propri percorsi a ostacoli, capaci di dissuadere – da maggio 2020 a giugno 2021 – circa 9 milioni di famiglie interessate, a fronte di una platea potenziale di 10,5 (dati Nomisma).

La misura più importante, più auspicata e dall’impatto diretto ed immediato sulle nostre prestazioni professionali è quella che prevede – per gli interventi ammessi all’agevolazione – la presentazione di una CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata) dedicata, e non più l’obbligo di asseverazione dello stato legittimo dei fabbricati, che rimane solo per gli interventi di demolizione e ricostruzione: sarà possibile, in tal modo, ridurre gli adempimenti preliminari, procedendo speditamente con un modulo specifico e uniforme sull’intero territorio nazionale.

Nella nuova CILA dedicata, infatti, sarà sufficiente riportare la descrizione tecnica degli interventi candidati all’agevolazione, in luogo del più complesso elaborato progettuale; per gli interventi di edilizia libera basterà la semplice descrizione; per eventuali varianti in corso d’opera una altrettanto semplice integrazione, da presentare al termine dei lavori.

Altre misure importanti e auspicate: l’estensione del Superbonus agli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche realizzati da over 65, anche non portatori di handicap; la semplificazione sullo stato legittimo estesa anche alle parti strutturali e ai prospetti; la deroga alle distanze minime per gli interventi di dimensionamento del cappotto termico e del cordolo sismico. 

Infine, una misura introdotta ex novo nell’articolo 119 del DL 19 maggio 2020, n. 34 per delimitare il regime della decadenza dall’applicazione della detrazione in presenza di violazioni della disciplina: il nuovo comma 5-bis prevede che “(…) Nel caso in cui le violazioni riscontrate nell’ambito dei controlli da parte delle autorità competenti siano rilevanti ai fini dell’erogazione degli incentivi, la decadenza dal beneficio si applica limitatamente al singolo intervento oggetto di irregolarità od omissione”. In sintesi: eventuali irregolarità emerse dai controlli ex post (violazioni formali) non inficiano l’intero Superbonus, ma la sola porzione di beneficio ricadente sulla parte contestata. 

È indubbio che questi interventi - “realizzati – nelle parole dell’onorevole Riccardo Fraccaro, tra i primi e più convinti sostenitori del provvedimento - grazie al costante ascolto degli addetti ai lavori” - andranno nella direzione di imprimere un cambio di passo ad un iter oggettivamente “a ostacoli”, ma è altrettanto indubbio che per fare decollare definitivamente una misura sulla quale si concentrano le aspettative del settore edilizio (e non solo), la variabile strategica sia la durata.

Alcuni numeri ne danno chiara evidenza: a fronte di un beneficio esteso (per ora) a tutto il 2022, al 1° luglio 2021 gli interventi legati al Superbonus hanno toccato quota 24.503, per un valore di quasi 3,5 miliardi di euro (rispetto ad una dotazione attuale di circa 18 miliardi); il salto in avanti rispetto al bimestre precedente è di + 32% in termini di numero e + 39,7% in termini di valore (dati Enea – Mise). In prospettiva e a regime, sono performance capaci di garantire un impatto sull’economia di 21 miliardi di euro, pari a un punto percentuale di PIL (dati Ance).

Al beneficio economico si aggiunge quello ambientale: gli interventi ammessi alla detrazione del 110% sono relativi a lavori di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica, leve fondamentali per intraprendere una ineludibile politica di riduzione delle emissioni (in linea con il Clear Energy Package europeo) e di adeguamento antisismico del patrimonio edilizio. Prova ne sia che nella “Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica”, gli interventi di efficientamento energetico e sismico di edilizia residenziale privata e pubblica (M2C3.2) sono messi in correlazione diretta con l’estensione del Superbonus 110% dal 2021 al 2023.  

In particolare, in due passaggi del paragrafo “Investimento 2.1: Ecobonus e Sismabonus fino al 110 per cento per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici” si legge: “L’investimento consentirà inoltre di stimolare le economie locali attraverso la creazione di posti di lavoro nella filiera dell’edilizia e della produzione di beni e servizi per le abitazioni con potenziale impatto sulle categorie deboli colpite dalla pandemia. (…) Gli investimenti consentiranno la ristrutturazione di circa 50.000 edifici/anno a regime, per una superficie totale di 20 milioni di mq/anno. Il risparmio energetico previsto permetterà di raggiungere circa 291,0 Ktep/anno, ovvero 0,93 MtonC02/anno”.

Sono dati che il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini conosce perfettamente, ed è probabilmente per questo che la sua voce – ultima in ordine di tempo - ha affiancato quella del Ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel parlare dell’impegno del Governo ad inserire nella proposta di legge di Bilancio la proroga del Superbonus 110% per tutto il 2023, “tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021". 

Una discussione, quella sui tempi, sui quali ulteriormente rilanciamo: se questa misura trova legittimazione nella più ampia strategia di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica delineata nel PNRR, la dimensione temporale di riferimento deve essere sovrapponibile a quella del Recovery Fund, ossia il 2026.

Concludo parafrasando un celebre spot di venticinque anni addietro, in tema con il clima olimpico di queste settimane: “la semplificazione è nulla senza tempi lunghi (e certi)”.