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Il concreto ottimismo di Maurizio Savoncelli
“A tu per tu con Maurizio Savoncelli” è il titolo voluto per l'intervista dal Direttore Responsabile di “Prospettive Geometra” Silvano Contrini. Una scelta che anticipa con chiarezza – nella visione della testata indipendente che fra i sostenitori annovera anche i Collegi dei Geometri di Trento e Bolzano – la volontà di porre degli interrogativi ‘scottanti’. Per questi ultimi - ringraziando per l’opportunità offerta – viene individuato un segno ‘+’ in ogni risposta, come sottolinea la stessa introduzione al testo, che si conclude etichettando l’approccio personale del Presidente del Consiglio Nazionale Geometri. Il suo non è solo un ‘concreto ottimismo’, bensì un ‘atteggiamento necessario’... e stavolta la sorpresa è nostra 

Tanto sano ottimismo…soltanto se il Paese funziona

di Silvano Contrini

Maurizio Savoncelli dal 14 marzo 2019 è riconfermato Presidente del Consiglio Nazionale per i prossimi cinque anni. Già ospite delle nostre assemblee provinciali per due volte, ha accettato di rilasciare a “Prospettive Geometri” una intervista esclusiva sulle questioni più scottanti che interessano la categoria. Avevamo definite “scottanti” le nostre domande ma, sorprendentemente, Savoncelli ha convertito ogni argomento al segno “più”. Nell’agosto 2018, all’indomani del crollo del Ponte Morandi, aveva dichiarato: “Questo Paese è fragile, troppo fragile”. Eppure, nel Paese delle chiacchiere e delle buone intenzioni -spesso deluse- Savoncelli trova una soluzione per ogni fragilità: dalla diminuzione di iscritti, al disorientamento dei giovani nella scelta scolastica, alla confusione provocata dai “CAT”. Non soltanto. Espone programmi chiari e fiduciosi per una Categoria che si saprà trasformare adeguandosi alle continue evoluzioni nel mercato del lavoro.
Vi invitiamo alla lettura di questa sorprendente intervista perché Savoncelli espone l’intero panorama della vita professionale a 360°, non soltanto attraverso dati incoraggianti ma soprattutto attraverso progetti concreti. Il concreto ottimismo di Savoncelli -per noi- non è solo una “aspettativa” ma un atteggiamento necessario.

Tutto ciò basterà?

Sicuramente sì, se il Paese non affonderà prima del prossimo autunno quando arriveranno le cambiali da pagare con la legge di bilancio.
Sicuramente sì, se un Paese immobile e rassegnato, invece di inseguire proclami ed esternazioni, paure percepite e non reali, troverà - tutto unito - la coesione nel perseguire ideali comuni senza cercare ovunque un nemico contro.

QUI L'intervista pubblicata (riportata in forma integrale anche di seguito)

La tua riconferma si può considerare il riconoscimento per il lavoro svolto nella passata legislatura?
Più che di riconoscimento, parlerei di opportunità di dare continuità alle iniziative e ai progetti maturati in seno al Consiglio Nazionale nel mandato 2013/2018, tutti accomunati dalla determinazione di restituire centralità alla professionalità del geometra nel confronto istituzionale e sul territorio, al fianco dei cittadini e nell’interlocuzione con la pubblica amministrazione. Un riposizionamento non fine a sé stesso, ma propedeutico alla creazione di nuove opportunità in un mercato del lavoro in continua evoluzione, sempre più competitivo e reduce da un decennio di profonda crisi economica.
 
In concreto quali risultati puoi contare al tuo attivo? 
Tra gli altri: abbiamo contribuito ad assegnare concretezza all’equo compenso, una misura che tutela il lavoro degli iscritti agli albi che svolgono una libera professione intellettuale e che fornisce maggiori sicurezze ai giovani, economicamente più fragili; abbiamo favorito un ampliamento delle tutele degli Autonomi sostenendo l’approvazione del Jobs Act; consentito l’accesso dei professionisti ai fondi strutturali europei; stimolato la riflessione pubblica sui benefici che potrebbero derivare dalla piena affermazione del principio di sussidiarietà; promosso una riflessione interna alla Rete delle Professione Tecniche sul tema delle competenze (segnatamente con gli ordini degli ingegneri e degli architetti) che ha consentito di rendere più evidente rispetto al passato il perimento degli ambiti di intervento, con il risultato di un drastico abbattimento del numero di contenziosi.
Sul fronte edilizio abbiamo sostenuto una politica di estensione e stabilizzazione degli incentivi fiscali a favore di interventi di efficientamento energetico, prevenzione sismica e, più in generale, di messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, mentre su quello squisitamente catastale ci siamo “imposti” come primi esecutori di due tipologie di interventi attivate dall’Agenzia delle Entrate a livello nazionale quali l’accatastamento dei fabbricati rurali e degli “imbullonati”: una serie di variabili che, a mio giudizio, hanno contributo alla crescita costante dei redditi messa a segno dalla Categoria nell’ultimo triennio: + 1,1% nel 2016, + 3,2% nel 2017, + 6,3% nel 2018.
 
La nostra Categoria recepisce segnali che spesso la disorienta. Il timido aumento del reddito pro capite e l’accentuato calo degli iscritti: il primo è enfatizzato, il secondo quasi taciuto. Ti sembra giusto? 
Ciò che non mi sembra giusto è che questi dati vengano decontestualizzati, alterandone così il peso specifico. Cominciamo con il dato relativo all’incremento del reddito pro capite: non ti nascondo che fatico non poco a giudicarlo “timido” in considerazione di uno scenario macroeconomico che vede l’Italia procedere in maniera molto più lenta e meno lineare rispetto agli altri Paesi, e in un mercato del lavoro nel quale altre professioni restano in pesante affanno! Analogamente per il secondo dato, quello relativo al calo degli iscritti, che è diretta conseguenza della decrescita costante della popolazione studentesca: i dati pubblicati sul numero 19/2019 della rivista Geocentro (“Tassi di scolarità e trend demografici: le variabili che disegnano gli scenari del domani” - elaborazione CNGeGL su dati Censis/MIUR) sono in tal senso eloquenti, oltre che preoccupanti: nel periodo 2103/2018 il numero complessivo degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di secondo grado è diminuito di ben 15.909 unità. La causa, fin troppo evidente, è il calo demografico: come certificato dall’Istat, il segno meno sulla popolazione italiana persiste dal 2015. E le prospettive future non sembrano essere incoraggianti: secondo uno studio condotto dalla Fondazione Agnelli (“Scuola. Orizzonte 2028. Evoluzione della popolazione scolastica in Italia e implicazioni per le politiche”) nel prossimo decennio gli studenti in età scolare (dai 3 ai 18 anni) passeranno da 9 a 8 milioni. Una diminuzione che investirà tutte le aree del Paese e che, secondo le proiezioni, comporterà la scomparsa, a livello nazionale, di circa 3.000 classi nella scuola secondaria di secondo grado, 9.400 classi nella scuola secondaria di primo grado e, soprattutto, 18.000 classi nella scuola primaria e 6.300 sezioni nella scuola dell’infanzia: ciò che rischiamo di perdere non è solo un potenziale vivaio della professione, ma dell’intero Sistema-Paese.
 
Molti ritengono che la fine degli Istituti per geometri ed i nuovi CAT abbiano segnato il nostro destino. È così? 
Come noto, l’abolizione dell’Istituto Tecnico per Geometri in favore dell’istituto tecnico indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio è un lascito di una riforma scolastica completata dal Ministro Gelmini nel 2010. Ed è innegabile che -nonostante la relativa sovrapposizione tra materie di studio e sbocchi occupazionali o universitari- l’assenza del lemma “geometra” abbia inciso sul calo di iscrizioni registrato negli ultimi anni. Anche in questo caso, tuttavia, il ragionamento da fare per rispondere compiutamente alla tua domanda deve essere più ampio e rimandare all’obiettivo mancato della riforma, ossia fare dell’istruzione tecnica il luogo specifico di una “nuova alleanza” tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro coniugando sapere e saper fare. Al contrario, gli istituti tecnici (e ancor più quelli professionali) negli ultimi anni sono risultati meno attrattivi per gli studenti, che in massa hanno affollato e continuano ad affollare i licei sulla base di una errata percezione di maggiore prestigio. Il punto di partenza per una inversione del trend diventa, quindi, un piano nazionale di valorizzazione dell’istruzione tecnica, il cui rilancio può nuovamente essere il volano di sviluppo economico e sociale del Paese. In tal senso, diventano strategiche le iniziative di orientamento scolastico e alternanza scuola-lavoro perché accrescono l’interesse delle famiglie e degli studenti per il collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro: non è un caso che la loro “messa a regime” abbia determinato la crescita delle iscrizioni online ai tecnici (incluso l’indirizzo CAT) per l’anno scolastico 2019/2020, scelti da uno studente su tre (31%). Detto ciò, permettimi di dire che non credo assolutamente al “destinato segnato” dei geometri, anzi: il cambiamento innescato dalla rivoluzione digitale ha una forte connotazione culturale, oltre che di metodo e conoscenze, e per compiersi avrà bisogno di essere gestito prima di tutto sul territorio, da chi -come il geometra- è presente e radicato in maniera capillare.
 
Se la scomparsa della parola “geometra” dalla denominazione degli “Istituti Tecnici” fa davvero la differenza, non è possibile correre ai ripari e -per esempio- denominare i CAT come “geometra CAT” oppure “CAT per geometri”? 
Nelle Linee strategiche di mandato 2019/2024 presentate in occasione dell’Assemblea dei Presidenti tenutasi a Roma l’8 e 9 maggio scorsi, tra i punti programmatici assunti dal neo Consiglio Nazionale sul fronte “Istruzione scolastica e universitaria” si legge: “Valutazione di azioni finalizzate al reinserimento del lemma “geometra” nel percorso di studio CAT, nonché l’eventuale istituzione di un Liceo Tecnico Tecnologico” (il documento integrale è scaricabile dal sito cng.it, News dell’8 maggio 2019 - ndr).
 
Fatti due conti, se la perdita di iscritti manterrà questo trend, scenderemo sotto i 50.000 in pochi anni. A parte l’istituzione del nuovo corso universitario, quali strategie ritiene di mettere in campo il CNG per bloccare questa emorragia? 
L’istituzione di un corso di laurea triennale professionalizzante e abilitante è “la” strategia, ed è importante comprenderne appieno la portata e i futuri impatti in ambito professionale, soprattutto in ottica multi e interdisciplinare. L’istituzione di uno specifico titolo abilitante (la cosiddetta “laurea del geometra”) è il tassello più importante di una più ampia riforma del percorso di accesso alla professione che consentirà ai giovani di conseguire la laurea a soli 22 anni, e d’inserirsi nel mondo del lavoro con un bagaglio di competenze di livello accademico e con un profilo preciso, che è quello indicato nella nuova classe di laurea “L-P01 Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio” recentemente varata dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN): “tecnici qualificati polivalenti nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture civili e rurali”, che siano in grado di “operare autonomamente in ambiti quali: il rilevamento topografico; l’attività di supporto al monitoraggio e alla diagnostica delle strutture, delle infrastrutture e del territorio nonché degli impianti accessori; le attività correlate alla gestione e all’aggiornamento del catasto; le valutazioni estimative; la contabilità lavori; la sicurezza nella gestione dei cantieri; le attività di analisi e monitoraggio volte all’efficientamento energetico e alla certificazione energetica; la redazione di pratiche edilizie; capitolati tecnici, piani di manutenzione, disegni tecnici e perizie giudiziarie; la progettazione, direzione e vigilanza sia di strutture che di aspetti distributivi e impiantistici relativi a costruzioni modeste”. E ancora: “coadiuvare le attività di progettazione/direzione lavori/collaudo statico e tecnico amministrativo di ingegneri, architetti, società di ingegneria, studi legali e economico-commerciali”. In altre parole, il profilo del geometra così come delineato dai percorsi accademici sperimentali avviati in tutta Italia su impulso del Consiglio Nazionale e in sinergia con i Collegi territoriali: 7 corsi di laurea triennali, 5 Poli tecnologici e 4 lauree professionalizzanti già attivi nell’anno accademico 2018/2019 e altri 5 in partenza dal prossimo, tra i quali uno presso La Sapienza di Roma, tra gli atenei più prestigiosi al mondo.
 
Formazione, aggiornamento sono tutti ottimi sistemi per la crescita della Categoria. Però, in concreto, cosa propone il CNG dinanzi alle sfide evolutive che ci attendono quali l’APR, il SIT, il GIS ed il BIM? Se ne devono fare carico solo i Collegi? 
Parafrasando quanto detto sopra: la formazione è “la” strategia per far crescere la Categoria, ed è per questo che il Consiglio Nazionale, soprattutto nell’ultimo lustro (e quindi in sostanziale concomitanza con l’introduzione dell’obbligo formativo previsto dal DPR n. 137/2012) ha intensificato gli sforzi per garantire l’innovazione costante dell’offerta formativa, con l’obiettivo di essere competitivi nei settori emergenti quali -appunto- il rilievo con Apr (o droni, ndr), il BIM e la modellazione 3D, ma anche per continuare a presidiare quelli tradizionali con prestazioni di eccellenza: le valutazioni estimative condotte in aderenza agli standard internazionali, le certificazioni energetiche, la salubrità degli ambienti indoor. Su questo fronte la risposta dei geometri è stata spiazzante anche per chi -come il sottoscritto- non perde occasione di ricordare che la Categoria ha indicato la formazione quale strumento di garanzia per lo svolgimento della propria attività e di tutela per la committenza ben prima che la stessa divenisse obbligo di legge. Ebbene: su una popolazione assoluta di 87.561 iscritti all’Albo chiamati ad assolvere l’obbligo formativo nel triennio 2015/2017, ben 49.227 hanno svolto formazione “in eccedenza”, andando oltre il traguardo dei previsti 60 Crediti Formativi Professionali (CFP). Ed è, a mio avviso, interessante notare la sovrapposizione pressoché totale tra il numero dei professionisti iscritti all’Albo altamente formati (49.227) e quelli iscritti alla controllata GEOWEB (43.125), la cui mission è sviluppare servizi ad elevato contenuto tecnologico. Una riprova, semmai ce ne fosse bisogno, della profonda convinzione della Categoria che le sfide poste dalla rivoluzione digitale -la più dirompente sul fronte del lavoro- possono essere vinte solo dotandosi di una formazione adeguata, capace di garantire il giusto mix di flessibilità e conoscenze, nonché un riconoscimento del ruolo dei Collegi, chiamati a rendere operative le linee strategiche delineate dal Consiglio Nazionale nello specifico Regolamento.
 
Avete dei progetti per non farci perdere il treno verso i nuovi obiettivi della sostenibilità e della riqualificazione urbana? 
Ne abbiamo tanti, tutti trasformati in contributi utili alla discussione politica contingente relativa ai provvedimenti “Sblocca cantieri” e “Crescita”: con la Rete delle Professioni Tecniche abbiamo partecipato al tavolo istituzionale voluto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte indirizzando la discussione sui temi della progettazione semplificata per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, delle procedure semplificate per l’affidamento degli incarichi di servizi di architettura e ingegneria sotto determinate soglie, di sussidiarietà dei professionisti. Ugualmente presidiati il piano per la mitigazione del rischio idrogeologico “Proteggi Italia” e il correlato disegno di legge “Cantiere Ambiente” e le più importanti iniziative a sostegno di un disegno di legge sul consumo di suolo e la rigenerazione urbana, prime fra tutte il ciclo nazionale di incontri “Zeroismore” promosso dall’associazione TES (Transizione Ecologica Solidale). Proprio con le più autorevoli associazioni di settore -cito, a titolo esemplificativo, Ance, Anci, Legambiente, Enea- abbiamo dato il via ad una serie di iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza degli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio immobiliare privato, primo fra tutti il sisma bonus che, abbinato ad interventi di efficienza energetica, può elevare il tetto di spesa ammesso. Infine, tre progetti squisitamente “di categoria” favoriti da recenti disposizioni normative e presentati nell’ultima edizione di Valore Geometra (il convegno nazionale aperto alla dirigenza di categoria riunita a Roma lo scorso 19 e 20 giugno - ndr), e che prevedono interventi di prevenzione, valorizzazione e cura del patrimonio immobiliare pubblico e demaniale e degli edifici di culto, nonché interventi di abbattimento delle barriere architettoniche da inserire nel più ampio processo di rigenerazione urbana.
 
Non ti sembra anacronistico l’esame di Stato con matita e righello, quando i nostri candidati hanno già acquisito la conoscenza del CAD e della progettazione BIM? 
Ammetto che la principale preoccupazione degli ultimi anni non è stata la modalità di esecuzione della prova, quanto l’allineamento al percorso di studio di provenienza dei candidati alla futura realtà professionale. Un pressing nei confronti delle istituzioni scolastiche preposte che ha portato buoni risultati: nel quadriennio 2015/2018 la percentuale di candidati abilitati si è stabilizzata tra il 60 e il 62% dei candidati complessivamente assegnati dal Ministero, notevolmente in crescita rispetto alle percentuali fatte registrare negli anni precedenti.
 
Perché a tuo parere, gli ingegneri, gli architetti e gli avvocati non devono conseguire i crediti formativi oltre i 70 anni e per i geometri non ci sono limiti di età? 
Premesso che, a mio avviso, un ragionamento di merito su questioni inerenti la governance della categoria dei geometri deve essere affrontata sul piano della peculiarità della professione e non certo della sovrapposizione con altri profili (seppure limitrofi quali ingegneri e architetti), voglio ricordare come l’articolo n. 13 (Esoneri) del Nuovo Regolamento per la formazione professionale prevede che “Il Consiglio del Collegio territoriale, su domanda del professionista, può valutare la possibilità di esonerare l’iscritto dallo svolgimento dell’attività di formazione previa delibera consiliare motivata e in coerenza con le linee guida approvate dal Consiglio Nazionale”. Questo nuovo approccio -la cui ratio è rintracciabile già nella modifica del titolo dell’articolo, che dal precedente “Deroghe” diventa “Esoneri”- rimanda alla possibilità che il Collegio territoriale proceda, di volta in volta, a valutare le domande di esonero in base ad implicazioni soggettive che includono la dimensione anagrafica, ma non esclusivamente quella.
 
Cosa deve fare il CNG per indurre i giovani alla scelta degli istituti CAT? 
Da tempo il Consiglio Nazionale ha messo a punto due strumenti che agiscono a livello di orientamento e alternanza scuola-lavoro. Per ciò che concerne l’orientamento, promuoviamo il progetto “Georientiamoci. Una rotta per l’orientamento” (giunto alla sesta edizione), che illustra i percorsi di studio propri degli istituti tecnici CAT (Costruzioni, Ambiente e Territorio) e, più in generale, i possibili sbocchi occupazionali. Tra gli strumenti didattici, il più apprezzato (dai ragazzi, ma anche dagli insegnanti) è il laboratorio BAM, Building and Modeling, introdotto nell’anno scolastico 2016/2017, una sorta di simulatore della progettazione in 3D che proietta gli studenti in una dimensione innovativa: è anche grazie al successo di questa iniziativa che le iscrizioni online al CAT per l’anno scolastico 2019/2020 hanno fatto registrare un incremento del 5,7%. Sul fronte alternanza scuola-lavoro abbiamo elaborato un modello progettuale che, nella cornice disegnata del protocollo siglato con il MIUR a gennaio 2018 e in maniera complementare al percorso didattico operato dai docenti, concorre a fare apprendere ai futuri diplomati CAT le attività distintive che dovranno esercitare nella prassi, e a stimolare la conoscenza di applicazioni, strumenti e processi che accompagnano la trasformazione digitale della professione: cloud computing, Internet of Things, blockchain.
 
Ed i singoli Collegi cosa devono fare? 
Operando in sinergia con il Consiglio Nazionale, i Collegi sono responsabili dell’evoluzione progettuale sul territorio e interlocutori di tutti i soggetti coinvolti: gli studenti, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, le famiglie. A loro, più in generale, è affidato il compito di coniugare scuola, formazione, professione e territorio, di ridurre la distanza tra il sistema scolastico e il mondo produttivo anche grazie alla partnership con gli Iscritti.
 
Abbiamo l’impressione che con la rivista digitale, il CNG sia ancora meno “percepito” dai Colleghi rispetto a prima. Non ti sembra che all’iscritto sfugga il ruolo e l’importanza del CNG o magari lo ignori del tutto? 
Proverei a ribadirlo con le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 18 marzo, in apertura del XII Convegno Internazionale in ricordo del giuslavorista Marco Biagi: “Vorrei sottolineare la grande importanza del ruolo delle rappresentanze sociali e dei corpi intermedi, che supera la pur fondamentale dimensione delle relazioni del lavoro, perché riguarda in realtà anche la salute del tessuto democratico del nostro Paese (…). Rappresentanze sociali e corpi intermedi sono realtà in cui i cittadini si riconoscono”.