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Professioni e civiltà giuridica
In un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano economico finanziario Italia Oggi, il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati Maurizio Savoncelli tratta il tema dell’equo compenso nel profondo. E’ una misura di tutela ampia ed inclusiva che riguarda più soggetti: il professionista, che potrà mettere in relazione il compenso con la quantità e la qualità della prestazione; il mercato e la libera concorrenza, che trarranno non pochi benefici dall’applicazione di regole chiare e trasparenti; il committente privato, che avrà una bussola per orientarsi nell’affidamento dell’incarico


L’equo compenso per i professionisti è un diritto, ed è doveroso monitorarne l’applicazione: va in questa direzione l’istituzione del “Nucleo centrale di monitoraggio della disciplina dell’equo compenso per le professioni tecniche vigilate dal Ministero della giustizia”, così come delineato dal protocollo d’intesa siglato lo scorso 15 luglio dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche Armando Zambrano. Della portata dell’iniziativa e di possibili scenari futuri ne parliamo con Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, presente assieme agli omologhi Giuseppe Capocchin (Architetti) e Sabrina Diamanti (Agronomi e Forestali).

Presidente Savoncelli, innanzitutto un chiarimento di natura tecnica: come si compone e che ruolo avrà il Nucleo di monitoraggio?

È un organismo composto da sei membri: tre rappresentanti del Ministero della Giustizia designati dal Ministro, di cui uno in rappresentanza del Gabinetto del Ministro, uno in rappresentanza dell’Ufficio legislativo del Ministero ed uno in rappresentanza dell’Ufficio Ordini professionali e albi della Direzione generale degli affari interni afferente al Dipartimento per gli affari della giustizia del Ministero; tre in rappresentanza della RPT, e segnatamente il coordinatore Armando Zambrano e due consiglieri: il sottoscritto e Sabrina Diamanti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali). 

Lavoreremo tutti in maniera sinergica per contrastare eventuali violazioni attraverso il monitoraggio dei bandi, la raccolta sistematica delle denunce e la relativa segnalazione alle autorità competenti, la tenuta di una banca dati e l’elaborazione. Nella sua azione, il Nucleo centrale sarà affiancato dai Nuclei territoriali di monitoraggio, preziosi “interpreti” di ciò che accade a livello locale.

In una precedente intervista (Italia Oggi del 27 maggio 2020, ndr) ha affermato: “Se in passato la richiesta di equo compenso avanzata assieme alla RPT e al CUP trovava legittimazione nell’adozione di una misura di civiltà giuridica, oggi assume i contorni di una misura atta ad arginare la possibile “corsa al ribasso” del valore economico delle prestazioni intellettuali, pratica pericolosamente diffusa soprattutto nei periodi di crisi”. 
Il rischio di una deriva del lavoro intellettuale nel difficile post-emergenza è elevatissimo: l’assenza di tutele specifiche e la prevedibile contrazione dell’attività professionale potrebbero generare una deprecabile rincorsa al ribasso per ottenere gli incarichi disponibili, determinando una situazione drammatica dal punto di vista economico, etico e sociale. 

In questo scenario, la definizione del protocollo assume un significato più ampio di quello prettamente operativo: riporta in primo piano il tema della tutela economica del lavoro intellettuale, andando oltre le esigenze delle singole categorie. 
È un risultato che dà ulteriore prova della volontà e della capacità della RPT di rendersi interprete delle istanze condivise dai professionisti, intesi prima di tutto come coloro che “esercitano una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria”, e solo a seguire distinti (legittimamente) in ingegneri, architetti, geometri, geologi, eccetera. 

Un modus operandi che ha caratterizzato l’interlocuzione della RPT con le istituzioni nelle varie fasi dell’emergenza sanitaria Covid-19, e che ha condotto a risultati “pionieristici” sul fronte dei riconoscimenti economici agli iscritti.
L’assegnazione del bonus (erogato a marzo e aprile) anche ai professionisti ordinistici iscritti alle casse di previdenza privata è stato indubbiamente un risultato importante e, appunto, “pionieristico”, ma tenderei a sottolineare come questo agire sia tutt’altro che una novità. Ricordo, per rimanere in tema di equo compenso, come sia stata proprio la RPT a promuovere una serie di manifestazioni contro la pratica diffusa dei bandi gratuiti, culminati con l’organizzazione, assieme al CUP, della manifestazione nazionale “Equo compenso. Un diritto”, nello stesso giorno in cui diventava legge, il 30 novembre 2017; e a sensibilizzare costantemente sul tema esponenti di vari schieramenti politici, facendo leva sulla giustezza di un principio di civiltà giuridica.

Agli Stati Generali dell’Economia, assieme al CUP avete presentato il Manifesto per la Rinascita dell’Italia.
È un documento che riassume idee e proposte elaborate dalle rappresentanze istituzionali di ben 2,3 milioni di professionisti, che guardano tutte nella stessa direzione: contribuire alla ripresa economica del Paese attraverso una ridefinizione delle priorità di sviluppo e all’interno di una visione di lungo periodo. Semplificazione normativa, sussidiarietà, infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, solo per citare gli ambiti nei quali occorre agire in tempi rapidissimi.

A proposito: con una lettera inviata al premier Conte, la RPT ha sollecitato il Governo ad adottare già nel Decreto Semplificazioni misure atte a favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente.
Nella lettera inviata lo scorso 6 luglio (“Attività per la ripartenza del Paese”), abbiamo espresso apprezzamento per la proposta normativa contenuta nell’art. 10 della bozza preliminare del Decreto Semplificazioni, che consente la regolarizzazione di modeste difformità sugli edifici, laddove conformi alle norme urbanistiche attualmente vigenti. Se inserita, la norma consentirebbe di fare enormi passi avanti sul fronte del recupero del patrimonio edilizio esistente, impedito il più delle volte da modeste difformità dall’assentito e purtroppo solo in parte risolto dall’accertamento di conformità (art.36 e 37 del DPR 380/2001) che, prevedendo la “doppia conformità” alla normativa urbanistico-edilizia sia nel momento della realizzazione che della presentazione dell’istanza, nella maggioranza dei casi impedisce la regolarizzazione e, con essa, il recupero del patrimonio immobiliare edilizio.

Per concludere: gli auspici sui fronti aperti.
Per ciò che concerne l’equo compenso, la possibilità di giungere in tempi brevi a riequilibrare un contesto caratterizzato da una disparità di trattamento economico che varia al variare della committenza (ad oggi vale solo per banche, assicurazioni e grandi committenti): solo così è possibile definire un quadro giuridico capace di assegnare maggiori tutele e sicurezze soprattutto ai giovani, economicamente più fragili. Da questo punto di vista, il fatto che l’iniziativa che vede protagonista la RPT sia speculare a quella assunta nel 2019 dal Ministro Bonafede con il Consiglio Nazionale Forense è un segnale incoraggiante, perché significa che si stanno creando le condizioni affinché il mondo delle professioni si faccia interprete - nella sua interezza - di istanze che sono prima di tutto collettive:  l’equo compenso è una misura di tutela ampia ed inclusiva, che riguarda più soggetti: il professionista, che potrà mettere in relazione il compenso con la quantità e la qualità della prestazione; il mercato e la libera concorrenza, che trarranno non pochi benefici dall’applicazione di regole chiare e trasparenti; il committente privato, che avrà una bussola per orientarsi nell’affidamento dell’incarico. Per ciò che concerne la proposta normativa contenuta nell’art. 10 della bozza preliminare del Decreto Semplificazioni, l’auspicio è quello espresso collettivamente: che il Governo “possa recuperare questa norma stralciata nel provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri nella conversione parlamentare. Essa è indispensabile per assicurare un reale processo di semplificazione anche nell’ambito dell’edilizia e dell’urbanistica, ed in via cautelativa, dato il dibattito in corso su una forma surrettizia di condono, escludendo da tale possibilità gli interventi di nuova costruzione eseguiti in assenza di titolo abilitativo ed in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilizia vigente all’epoca della loro realizzazione”.

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