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Cosa significa essere una donna geometra?

08/03/2016

Cosa significa essere una donna geometra?

In occasione della ricorrenza della festa della Donna, abbiamo rivolto questa domanda a 8 iscritte: un piccolo campione per un grande risultato.


Una selezione difficilissima, affidata volutamente solo al caso, che ha portato a un risultato brillante. La propensione all’ascolto è il ruolo ‘speciale’ che ognuna sente profondamente suo. Ecco le componenti di un mini panel, espressione ideale di una ben più folta rappresentanza, raccontarci cosa significa essere una donna geometra oggi.


A ciascuna di loro, intervistate e non, il Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli ha rivolto “un caro augurio per una serena e proficua attività professionale, nella consapevolezza di essere una componente preziosa ed essenziale per la Categoria proiettata nella sfida con il futuro”. 

ELENA FUMAGALLI. La storia professionale di Elena ha inizio nel 1996, quando ha iniziato a esercitare. Nel suo studio, a due passi da Como, che condivide con un collega, si occupa di catasto, valutazioni ed esecuzioni immobiliari. Ed è stato in occasione di un procedimento immobiliare che si riavvolgono i ricordi professionali migliori.
Un momento carico di sentimento e di qualità tecniche, in cui “come una volta”, ricorda Elena, “sono stata il geometra che ascolta le persone e le aiuta a risolvere i loro problemi”. La causa riguardava un extracomunitario in difficoltà: in sostanza, una strada senza uscita. Eppure lei, è riuscita a guadagnarsi la riconoscenza di questo cliente che ha capito l’errore e ha seguito i suoi consigli per contenere il danno. 
Essere una donna geometra, fra le mille innovazioni tecnologiche oggi al servizio della professione, per Elena ha comunque una precisa caratterizzazione: “siamo più attente alle esigenze del prossimo, le persone con noi parlano più liberamente e si affidano con maggiore slancio. A volte si, è un vantaggio”.
 
ROBERTA PERA. La storia professionale di Roberta ha inizio nella vita familiare di tutti i giorni. Il suo papà, per primo, ha scelto questo ruolo e Roberta, lieta di ricalcarne le orme, ha iniziato a esercitare come geometra nel 92.
Nel suo studio di Ivrea si tiene costantemente aggiornata sull’impiego delle nuove tecnologie anche se, per farsi valere, una volta introdusse nella sua “cassettina degli attrezzi” uno strumento speciale… “Ero alle prime armi, durante una perizia come CTU di un Tribunale, fui costretta a fare la voce grossa per ottenere ascolto dai miei colleghi. Da allora, mi hanno soprannominato Angela Merkel”!
Di una cosa Roberta è certa: “Siamo pignole, quasi un pochino ‘rompiscatole’ aggiunge, questo però assicura precisione e puntualità alla nostra consulenza: ecco il vantaggio di rivolgersi a una donna geometra!”
 
ANNA MARIA SALVANESCHI. La storia professionale di Anna Maria è l’emblema della condivisione al femminile. Nel ‘loro’ studio di Roma, lei e la sua collega operano insieme, dopo essere state compagne di giochi nell’infanzia, amiche nell’adolescenza, studentesse sullo stesso banco di scuola e ora, mamme felici di figli che, a loro volta, si vogliono bene e sono sempre insieme.
Alle prese quotidianamente con gli invii telematici dal pc e l’uso dei programmi come AutoCAD, Anna Maria ha caratterizzato i suoi momenti professionali con le tappe della sua vita personale. “Mi alzavo alle 4.30 per effettuare dei rilievi a Tarquinia e nel percorso in auto, al ritorno, con il cellulare organizzavo il mio matrimonio. Mia figlia ha fatto con me il suo primo giuramento a 15 giorni di vita e, poco prima di andare a partorire, ho consegnato una perizia a un cliente”.
Per lei non ci sono dubbi, essere una donna geometra è una gran soddisfazione: “i clienti con noi parlano di più e meglio”!
 
MARZIA CERIOTTI. Nella storia professionale Marzia ha un unico cruccio: non potersi lanciare nuovamente e senza esitazione nelle fiamme. Si, lo ha fatto: quando la normativa consentiva ai geometri con la qualificazione di esperti nell’antincendio di farlo, ha svolto il ruolo di vigile del fuoco volontario in alcuni interventi. Ne parla ancora oggi, mentre si trova nel suo studio a Magenta, dove opera con i collaboratori più fidati, fin dal 1999, quando ha iniziato a esercitare. Qui, fra un programma di calcolo e altro, sottolinea con sicurezza: “essere una donna geometra offre una maggiore attenzione alla tutela e alla sicurezza delle persone, unita a una spiccata sensibilità verso il cliente”.
A giudicare da quello che ha fatto in passato, non è difficile crederle.
 
MARIA ALFIERO. La storia professionale di Maria è schietta e solare come la città in cui lavora. Nel suo studio alle porte di Napoli, ha iniziato a esercitare nel 2008, dapprima da sola e successivamente con una collega, con la quale condivide gioie e preoccupazioni di una professione a cui si dedica con passione. “La mia specializzazione è l’urbanistica e, fra un invio telematico e l’altro, gli impegni e le scadenze mi portano a confrontarmi quotidianamente con i referenti degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, che ricevono le nostre comunicazioni. Questo lascia comunque aperto lo spiraglio delle relazioni professionali, parte fondamentale del nostro DNA tecnico”.  E proprio su questo, secondo Maria, si basa la particolarità di essere una donna geometra: “quando ci relazioniamo, siamo affidabili, ci piace essere puntuali e vogliamo sempre mantenere la parola data”.
Questo conferma una solida certezza femminile: essere così è faticoso ma non ha eguali in termine di appagamento.
 
VITA ROSSETTI. La storia professionale di Vita inizia al fianco del marito nel 1987 a Lecce e ben presto, come ogni esperienza condotta al femminile, si evolve verso nuove destinazioni, fino ad arrivare in città del nord Italia.
Da vera pioniera della tecnologia, Vita detesta la burocrazia e, proprio per questa ragione, ricorre con familiarità quotidiana alle innovazioni introdotte nella professione e messe a disposizione dal portale GEOWEB, di cui è un utente da sempre. Ciò nonostante, quando si trova negli uffici pubblici deve confrontarsi con la mancanza di informazione generale che, puntualmente, la manda su tutte le furie.
Poliedrica per carattere e, non poteva essere diversamente, anche per scelta professionale, Vita ha intrapreso per questa ragione la professione del geometra. Però, c’è un però: essere donna geometra può rappresentare una marcia in più, “in termini di coerenza e perché no”, aggiunge, “nel senso estetico che assume tutto ciò che elaboriamo, dai progetti alle presentazioni, e così via”.
 
ROBERTA LECORDETTI. La vita professionale di Roberta segna il debutto nel 1993, quando ha iniziato a esercitare. Nel suo studio associato di Parma ha sempre condiviso spazi e progetti con i colleghi e questo ambiente è un po’, come la sua tracolla: pieno di tecnologia.
“Nella borsa di una donna non c’è posto per dimenticare”, sono le parole dell’ultima canzone di Noemi presentata a Sanremo 2016, e così anche in quella di Roberta: “solo un’altra donna può capire cosa riusciamo a contenerci dentro, fra tablet, telefonici e altro”.
Le sue ultime e personalissime soddisfazioni sono stati due condomini imponenti, realizzati di recente, una cantina ‘speciale’, fuori dagli schemi, nei boschi che circondano la sua città. Risultati che ha raggiunto con il suo savoir faire femminile: “quando ci sono difficoltà, una donna geometra riesce a porre delle soluzioni in campo e arrivare dove vuole: a beneficio di tutti. Ogni progetto, poi, ha un suo vissuto, un suo fascino e per noi il suo ricordo resta fisso”.
 
 
ANTONELLA PETRUCCI. La vita professionale di Antonella imprime il suo inizio nel 1993, quando inizia a esercitare come geometra. La sua esperienza ruota intorno all’urbanistica, nello studio che avvia a Castiglion del Lago, in cui pianifica e programma i lavori con l’ausilio dei suoi collaboratori esterni e dei programmi di progettazione in 3D. La tecnologia è il suo pane quotidiano.
Legatissima ai valori della tradizione, Antonella annovera ogni suo progetto in portfolio con la stessa dedizione. Fra i suoi ricordi, una miscellanea di piante e ortofoto, tutte in una sorta di precisissima sequenza, che si sovrappongono, quasi per dimensionare una memoria di ferro.
Per questo non le sfugge una considerazione finale: “essere una donna geometra vuol dire andare fino in fondo ai problemi per trovare una soluzione”.