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In 3D il laboratorio astronomico di Angelo Secchi

29/11/2018

In 3D il laboratorio astronomico di Angelo Secchi

Nuovamente al centro dell’attenzione gli studenti dell’Istituto Tecnico, settore Tecnologico, indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio “Angelo Secchi” di Reggio Emilia. I ragazzi hanno realizzato quello che da più di un secolo era rimasto solo un sogno: un laboratorio astronomico in 3D in memoria del grande studioso, di cui la scuola porta il nome. I giovani sono stati affiancati dai loro docenti e hanno potuto completare l'iniziativa con la partecipazione fattiva dei geometri Pier Luigi De Vivo, Marco Camorani e Giangiacomo Papotti del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Reggio Emilia, collaboratori del progetto “Georientiamoci, una rotta per l’orientamento” di Fondazione Geometri Italiani

Era il lontano 8 maggio 1881 quando i cittadini di Reggio nell’Emilia vollero di unirsi in un comitato promotore per onorare uno degli esponenti più importanti dell’astrofisica internazionale: il loro concittadino, Padre Angelo Secchi. E proprio da quel comitato nacque l’idea, su progetto dell’astronomo Pietro Tacchini, di un osservatorio astronomico da dedicare alla fervida mente dello studioso, forse mai adeguatamente ricordata.

I ragazzi sono riusciti a ritrovare quell’elaborato e lo hanno riprodotto con tecnologie avanzatissime, in forma miniaturizzata e tridimensionale. Il modello, con la storia che lo accompagna, è stato presentato ufficialmente in occasione della manifestazione “La provincia che Orienta”. Non solo, il progetto è stato depositato presso il database internazionale “Google Poly”, consentendo a chiunque di effettuare il download e di individuare l’opera mediante il tag “Angelo Secchi”.

Un epilogo che attua la volontà dello stesso Angelo Secchi, che aspirava a rendere accessibile la conoscenza ai più, e perpetua le finalità del comitato promotore di fine Ottocento: “l’Italia non deve essere ultima nel progresso della civiltà, che si basa nel sapere. L’esempio di quel che s’è fatto per le scienze astronomiche dalle altre nazioni più colte non dev’essere perduto”.

 

QUI l’articolo della Gazzetta di Reggio Emilia

QUI la galleria fotografica