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Come accelerare il post-sisma 2016

05/12/2018

Come accelerare il post-sisma 2016

Un’indagine condotta dalla Rete delle Professioni Tecniche, e coordinata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, riepiloga i numeri della ricostruzione nel centro Italia. Un esame che affronta la situazione evidenziando anche le possibili soluzioni per snellire le procedure

L’ultima relazione del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Piero Farabollini parla chiaro: a ottobre 2018, sono circa 76.000 gli edifici danneggiati dalle scosse del 2016, di cui 42.000 almeno nelle Marche. A questa stima si aggiungono altri 59.652 edifici privati con danni lievi o gravi, censiti dagli Uffici Speciali per la Ricostruzione (USR) che operano nelle 4 regioni dell’Italia Centrale. Numeri importanti, eppure ancora parziali, destinati a crescere quando tutte le schede AEDES per la ricognizione dei danni saranno completate: alle 66.575 con esito definito, ne mancano ancora da completare circa 12.000.

Questi ultimi sono alcuni dei dati elaborati da un’indagine svolta dalla Rete delle Professioni Tecniche, e coordinata dal Centro Studi CNI, al fine di fare il punto sullo stato della ricostruzione nel centro Italia. Un rapporto presentato allo stesso Commissario Straordinario per la Ricostruzione Piero Farabollini, ai rappresentanti degli Uffici Speciali per la Ricostruzione (USR) e dei professionisti tecnici. L’esame prosegue sulla base dei dati pervenuti dagli USR: le pratiche per la Richiesta di Contributo per la Ricostruzione (RCR) rappresentano l’11% degli edifici privati, per un totale di circa 6.500 domande, delle quali risultano esaminate e con esito finale (rigetto o decreto di concessione del contributo) poco meno del 26%. Inoltre, lo studio della Rete delle Professioni Tecniche evidenza come i cantieri aperti per le opere di ricostruzione e risistemazione siano poco più di 1500, a cui a breve dovrebbe aggiungersi l’avvio di poco meno di 100 cantieri. In sostanza, solo un quarto delle pratiche - attualmente presso gli USR - si sono trasformate in un cantiere per la ricostruzione di edifici privati.

Dopo aver effettuato una prima ricognizione sullo stato dell’arte presso gli USR, analizzando i dati messi a diposizione dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Piero Farabollini, RPT ha condotto anche un sondaggio presso i professionisti tecnici abilitati alla presentazione delle Richieste di Contributo per la Ricostruzione. Sono emersi alcuni aspetti interessanti che possono aiutare a capire dove intervenire. La larga maggioranza del campione ha indicato di avere notevoli difficoltà nell’utilizzo e nel caricamento dei documenti per avviare la pratica RCR sulla piattaforma MUDE (Modello Unico Digitale per l’Edilizia). L’85% degli intervistati considera il Mude come un aspetto critico di tutto il processo. Scendendo ad un maggiore livello di dettaglio, il 47% ritiene inefficace la modalità di immagazzinamento dei dati sulla piattaforma ed il 46% lamenta una interfaccia della piattaforma poco intuitiva. Risulta, inoltre, che i tempi medi impiegati dal professionista per il caricamento sul Mude della consistente mole di documenti e certificati richiesti è di 20 giorni, un lasso temporale francamente inconciliabile, sia con la digitalizzazione dei processi promessi dalla PA che, sia con la situazione di emergenza in atto.

Il report, infine, richiama l’attenzione sull’opportunità di potenziare le strutture dei singoli Uffici Speciali per la Ricostruzione cercando, ove possibile, di evitare un surplus operativo nello svolgimento dell’intero processo di esame della Richiesta di Contributo per la Ricostruzione. Per quasi la metà delle pratiche già presentate i professionisti hanno indicato di avere ricevuto dagli USR richieste informali di integrazioni al progetto, successivamente alla richiesta formale di integrazioni che ciascun USR ha il diritto di chiedere. Almeno il 40% delle integrazioni potevano non essere richieste perché considerate dai professionisti ritondanti, o comunque deducibili dai documenti di progettazione presentati. Infine, un punto su cui occorrerebbe apportare dei miglioramenti, riguarda l’analisi, per la conseguente approvazione da parte dell’USR, del computo metrico estimativo, per il quale i professionisti lamentano richieste di specifiche, giustificazioni e spiegazioni, dei quali si potrebbe fare a meno perché marginali rispetto al computo complessivo. Quella legata alle verifiche e approfondimenti richiesti sul computo estimativo è un aspetto che, in molti casi, allunga i tempi di espletamento delle pratiche. I professionisti sono certamente disposti a lavorare al fianco degli USR per individuare e concordare delle pratiche che possano velocizzare il lavoro dei singoli Uffici per la ricostruzione.

 

QUI l’indagine RPT sulla ricostruzione

QUI il comunicato stampa RPT