HeaderNews

COMUNICAZIONE

News

Tartalom megjelenítő

Lecce in “15 minuti” è la città che verrà secondo i Geometri

13/04/2021

Lecce in “15 minuti” è la città che verrà secondo i Geometri

Ospite di un forum de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il Consigliere del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Lecce Antonio Vergara espone la visione di sviluppo della città, offrendo così il contributo professionale della Categoria all’elaborazione di un nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG)

Lecce è pronta per una nuova visione di sviluppo”, è quanto sostiene con fermezza il Consigliere del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Lecce Antonio Vergara, nel corso di un forum promosso da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Il suo intervento – riportato nelle pagine del quotidiano di riferimento per l’opinione pubblica con un articolo da lui firmato – rende palese la necessità di un nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), uno strumento che potrà efficacemente rispondere alle esigenze dei cittadini grazie a una rielaborazione urbanistica, che offre sia un’occasione di inclusione sociale con una sorta di formalizzazione di un “patto” con l’ambiente rurale, sia l’opportunità di uno sviluppo economico ulteriore con la fondamentale realizzazione di un porto turistico.

Articolando la messa a sistema alla base dell’idea con un’intervista, ecco la proposta che emerge dalle parole del Geometra.

Quali sono le considerazioni che hanno generato questa riflessione da parte della Categoria
Da decenni questa città frena la sua crescita e il riordino urbano, senza porre un concreto argine al consumo di suolo, a causa della mancanza di uno strumento programmatico fondamentale qual è il PUG. Il contenuto visionario del nuovo Piano Urbanistico Generale rischia tuttavia di essere obsoleto prima del nascere, se continuasse a poggiare la sua essenza su basi culturali, infrastrutturali e di metodo che non potrebbero oltrepassare la barriera del provincialismo. Quello che ci auspichiamo come Collegio dei Geometri e Geometri Laureati, invece, sono azioni concrete che incidano quotidianamente sulla Lecce di ogni giorno, ingabbiata in problemi irrisolti da anni, che soffrono dell’assenza totale di visioni a corto raggio e di risultati tangibili nell’immediato per i cittadini.

Il Piano regolatore non è solo incardinato nel naturale sviluppo che la città ha verso il mare, ma nella gestione dei vuoti e contenitori urbani che vanno rispettati funzionalmente e architettonicamente. La cultura del bello va disciplinata e controllata non solo per conservare quello che la città barocca è, ma anche per quello che ogni giorno sotto i nostri occhi si modifica e si edifica. Con questo non si vuole dire che bisogna fare un passo indietro rispetto alla visione futura della nostra città che il nuovo Piano ha identificato in tre grandi temi paesaggistico-ambientali, ma bensì spingere l’acceleratore sul concretizzare e gestire le scelte future attraverso regole certe. L’urbanistica contemporanea cerca di valorizzare i centri storici che testimoniano l’evoluzione della nostra cultura, abbandonando l’idea della città in espansione per concentrarsi maggiormente sulla città che si rigenera all’interno dei propri “confini”, quindi “costruire sul costruito”, puntando sulla reintroduzione della natura in città, sulla messa in rete di infrastrutture verdi e blu.

A questo punto, quali sono le svolte che entrano in campo per il domani di Lecce?
Uno degli aspetti che dovrà principalmente caratterizzare il nuovo PUG sarà l’attuazione di un piano di rigenerazione urbana, che spesso viene confusa con gli interventi di riqualificazione. In realtà, si tratta di uno strumento ben più complesso: non riguarda solamente uno spazio fisico o un edificio, deve prendere in esame e agire su aspetti sociali, culturali, economici e quindi identitari dell’ambìto in cui opera. Il primo grande elemento dovrà essere il contenimento del consumo di nuovo suolo e l’auspicabile saldo zero entro un termine temporale congruo. Contestualmente è necessario però promuovere il riuso e la rigenerazione urbana con premialità. Il PUG deve avere l’obiettivo principale di incentivare il recupero e la riqualificazione dell’edificato esistente residenziale e turistico, individuando incentivi che possano e debbano stimolare l’iniziativa anche delle famiglie e non solo degli imprenditori, in modo da diventare anche un volano economico per l’intero territorio. Pensiamo anche a misure fiscali per le famiglie che rigenerano determinate aree della città.

Rigenerazione fa eco con sostenibilità?
È un’altra parola-chiave della nostra visione, che prelude alla possibilità di affrontare e sostenere qualcosa che sia sostenibile. Negli anni questo concetto si è evoluto: partendo da una visione centrata principalmente sugli aspetti ecologici è approdato a un significato più globale, che ha tenuto conto delle dimensioni ambientale, economica e sociale. Questi tre contesti dovranno essere equamente considerati in uno stretto rapporto sinergico per giungere a una definizione di benessere (per l’appunto ambientale, sociale, economico) crescente, con la prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita migliore rispetto a quella attuale.

In cosa consiste esattamente questo “patto città campagna-mare”?
Il PUG di Lecce rappresenterà un patto solidale fra la città, la campagna e il mare e, affinché l’intesa fra la città e la campagna diventi anche un’occasione d’inclusione sociale, una particolare attenzione dovrà essere rivolta al diretto coinvolgimento degli abitanti e alla considerazione degli spazi urbani e periurbani come habitat delle comunità locali. Infatti, come molti studi delle discipline umane e sociali hanno da tempo evidenziato, lo spazio e l’ambiente di vita, svolgono un ruolo determinante nelle politiche d’integrazione destinate ai molti gruppi sociali che compongono la società. Particolare attenzione dovrà essere inoltre posta alla presenza di vaste aree periurbane, pensiamo a Frigole, Borgo Piave, San Ligorio, Villa Convento, dove le comunità insediate soffrono la mancanza di servizi e di degrado ambientale, dovuto a processi di abbandono del presidio agricolo o di convivenza con funzioni espulse dal centro urbano, con conseguenti problemi di sicurezza sociale e del territorio. La città in campagna e la campagna in città: per ripopolare la campagna e incentivare il ritorno all’agricoltura, è necessario consentire la nascita anche di piccole aziende, non per forza dotate di una grande superficie fondiaria, pensiamo alle piste ciclabili naturali che conducono al nostro mare e dotate di punti di ristoro. La pandemia ha dato una grossa spinta al ripopolamento dei centri rurali, l’esplosione del coronavirus cambierà inevitabilmente lo sviluppo delle città. La pandemia ci ha insegnato una lezionecon la tecnologia, la distanza non è incolmabile.

Al centro della proposta trova spazio anche il concetto della prossimità?
Sebbene in un momento di grande difficoltà, le immagini di quest’anno trascorso, di città senza auto e silenziose, hanno restituito il fascino del ritmo di una vita lenta, in questi mesi si è riscoperta la dimensione del quartiere e si è tornati a parlare del “Fattore: entro 15 minuti”: tutti i servizi principali dovrebbero trovarsi nelle vicinanze delle abitazioni. Così, dopo anni di chiusura dei piccoli ospedali periferici, degli uffici postali, delle scuole, dei piccoli esercizi commerciali, si deve tornare a pensare a una pianificazione del territorio che tenga conto anche di questi presidi. Occorrerà concentrarsi sulla riqualificazione dei quartieri, con aree verdi e servizi di prossimità.

Perché un porto turistico?
Finalmente è stato fatto molto con il Piano delle coste, ma altrettanto resta da fare se si vuole sfruttare la naturale propensione della città verso il suo mare, sostenendo una fonte certa di reddito qual è il turismo. A questo proposito sarà fondamentale la realizzazione di un porto turistico nella marina di San Cataldo. Lo sviluppo eco-sostenibile del nostro territorio costiero è strettamente legato a quello socio-economico della città di Lecce. Il nostro tratto di costa rappresenta il naturale approdo fra le coste italiane e quelle della vicina Grecia. Per l’economia di un territorio, il turismo nautico rappresenta un’occasione unica se pensiamo che – secondo i dati Euromarina, la federazione europea del settore - una barca di media grandezza spende 175 euro a notte per lo scalo e da 1,5 a 4 visitatori pernottano nel porto. Complessivamente, i visitatori stranieri spendono 1.800 euro a barca (addirittura 24 mila per yacht superiori a 24 metri). L’impatto dei porti turistici sull’economia di una località è dirompente: per i porti senza vocazione turistica l’effetto moltiplicatore sull’economia è compreso tra 2 e 10, per i porti con vocazione turistica, quale potrebbe essere quello della marina di Lecce, il coefficiente moltiplicatore sale addirittura al 10–15 per cento, con un aumento del valore degli immobili che può arrivare fino al 200 per cento. Il porto turistico crea ex novo attività economiche o fa crescere quelle eventualmente già esistenti, divenendo poi un polo urbano di attrazione commerciale e turistica. Può diventare un centro di mostre, eventi e manifestazioni nautiche e sportive, di indiretta pubblicità. In sintesi, la portualità turistica crea un volano di sviluppo che da sempre per una città come Lecce è precluso. L’idea di un porto turistico nella Marina di San Cataldo ha anche la caratteristica di essere un intervento di riqualificazione di un’area depressa come quella dell’ex darsena, in grado di apportare anche un beneficio in termini ambientali. I fondi del Recovery Fund potrebbero rappresentare un’occasione unica per dotare la nostra citta di un’infrastruttura strategica come questa.

Riepiloghiamo le parole chiave di questa visione del domani di Lecce?
In sintesi, per noi Geometri le azioni chiave che dovranno guidare il nuovo PUG sono le seguenti: “processo”, perché la rigenerazione urbana non è un progetto, ma una costruzione di percorsi condivisi, sinergici e strutturati per la definizione di strategie di sviluppo a lungo termine; “governance”, perché si prevede il passaggio da una gestione tecnica dei singoli interventi a una collaborativa che integri una visione strategica della città con le caratteristiche del luogo, l’intero quadro degli strumenti di pianificazione dell’amministrazione (quindi non solo in materia urbanistica) e le persone che ci vivono; “partecipazione e inclusione”, perché è fondamentale coinvolgere durante la fase di progettazione tutte le persone interessate a qualsiasi titolo a quel luogo, indipendentemente dall’estrazione sociale o etnica; “sostenibilità”, perché le azioni previste in un progetto di rigenerazione urbana devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico; “eco-sistema”, perché il nuovo PUG non deve essere un sistema chiuso, ma deve prevedere la possibilità di accogliere ulteriori cambiamenti che inevitabilmente una città si troverà ad affrontare, per mantenere qualità e ricchezza della vita urbana. L’auspicio della nostra Categoria è che l’attuale Amministrazione, e non nutriamo alcun dubbio in questo, voglia coinvolgere - in questa fase fondamentale della stesura del nuovo PUG - tutti gli ordini professionali, le categorie sociali e imprenditoriali, facendo proprie le proposte che certamente arriveranno da chi nel territorio vive e lavora, da chi ama la propria terra come noi Geometri leccesi.

QUI la pagina della “Gazzetta del Mezzogiorno”