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La geomatica è un ambito di posizionamento fisiologico del geometra

Nel corso dell'odierna intervista, rilasciata dal presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli al quotidiano economico - finanziario ITALIA OGGI, è emerso come la geomatica sia un ambito di posizionamento fisiologico del geometra. Una constatazione legata alla formazione di eccellenza e alla capacità di utilizzare strumenti sofisticati da parte di questa figura tecnica che, da sempre, esprime un ruolo centrale e propedeutico nei processi di misurazione del territorio

 

 

Si è svolta a Genova lo scorso 21 e 22 giugno la seconda Assemblea dei presidenti del 2022, nuovamente in presenza come già accaduto a Salerno nella prima settimana di aprile. Ospiti del Collegio Geometri e Geometri Laureati del capoluogo ligure, guidato da Paolo Ghigliotti, il Consiglio Nazionale e i massimi rappresentanti della dirigenza territoriale, salutati anche dal presidente della Cassa Geometri Diego Buono e dal presidente di Geoweb Marco Nardini. Una “due giorni” impegnativa sotto il profilo dei temi messi all’ordine del giorno, tutti strategici e cogenti, inserita in una cornice particolarmente stimolante per una Categoria che deriva il suo nome dal latino “agrimensore”, “misuratore del campo”: la Conferenza Nazionale di Geomatica e Informazione Geografica di ASITA (Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali), fondata nel 1997 da  SIFET (Società Italiana di Topografia e Fotogrammetria),  AIC (Associazione Italiana di Cartografia), AIT (Associazione Italiana di Telerilevamento) e AM/FM/GIS Italia – Automated Mapping/Facilities Management/ Geographic Information Systems/Italia.

 

Presidente Savoncelli, ASITA è tra gli organismi più autorevoli al mondo nel campo della geomatica, un settore tematico molto complesso e particolarmente affine alla professione del geometra.

La complessità della geomatica è da ricondurre al livello eccezionalmente sofisticato dei processi di calcolo informatico e degli strumenti digitali dei quali si avvale (sistemi di posizionamento globale, strumentazioni total station, GNSS, VAV e forme di rilievo catastale su sistemi in rete e fondati su GPS), ma il suo assunto di base è il rilevamento e la rappresentazione dei dati relativi alla terra e all’ambiente finalizzati alla gestione del territorio, delle emergenze climatiche e idrogeologiche, del patrimonio culturale e archeologico, delle infrastrutture stradali e marittime, eccetera. Nel novero degli ambiti nei quali tradizionalmente operiamo, la geomatica è, a mio avviso, il più innovativo, straordinariamente rapido nell’adeguarsi alle esigenze della committenza e segnatamente degli enti territoriali, attraverso continui upgrade tecnologici.

 

Entrando nel merito della discussione, quali sono le principali esigenze degli enti territoriali che possono essere soddisfatte con il supporto scientifico della geomatica e l’operatività dei geometri?

Nel contesto attuale, in parte ridefinito dall’emergenza pandemica e dal conflitto russo-ucraino, sono soprattutto quelle richiamate nella Componente 4 della Missione 2 del PNRR “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, per le quali il Governo ha stanziato 15,06 miliardi dei fondi del Recovery Fund: rendere il Paese più resiliente ai cambiamenti climatici, proteggere la natura e la biodiversità, garantire la sicurezza e l’efficienza dei sistemi idrici. La concretizzazione di questi interventi (divenuti, con l’evolvere del quadro geo-politico, urgenti e necessari) passa attraverso la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione, i cui elementi costituenti coincidono, appunto, con quelli della geomatica: “… la raccolta e omogeneizzazione di dati territoriali sfruttando sistemi di osservazione satellitare, droni, sensoristica da remoto e integrazione di sistemi informativi esistenti; (…)”. Un contesto che rende evidente come la geomatica sia un ambito di posizionamento fisiologico del geometra, il quale, grazie ad una formazione di eccellenza e alla capacità di utilizzare strumenti sofisticati, conserva un ruolo centrale e propedeutico nei processi di misurazione del territorio.

 

Tra i settori che traggono vantaggio dall’applicazione “spinta” della tecnologia ai processi di misurazione e rappresentazione su mappa vi è indubbiamente il catasto, che il Governo vorrebbe riformare secondo le indicazioni contenute nell’art. 6 della legge delega per la revisione del sistema fiscale. L’argomento è stato al centro della discussione assembleare: qual è la posizione della Categoria in merito?

È presto detto: la consapevolezza che il sistema catastale debba essere ammodernato e che i principi contenuti nell’articolo 6 siano condivisibili non è una condizione sufficiente per garantire il passaggio successivo, ossia “l'individuazione e il corretto classamento degli immobili”. Su questo punto, in assoluto il più critico e dibattuto, l’esperienza insegna: la riforma del catasto fabbricati contenuta nell’art. 2 della legge 23/2014, giunta ad un passo dall’emanazione dei decreti attuativi, si arenò a causa dell’indeterminatezza dei criteri di calcolo, provocando la ferma opposizione di molti dei soggetti chiamati in causa, in primis i proprietari immobiliari e le associazioni di rappresentanza. Per non ripetere gli stessi errori (e, presumibilmente, lo stesso stallo), la proposta della Categoria è di individuare preventivamente una metodologia condivisa, portando al tavolo della discussione tutti gli stakeholder (esponenti della politica, delle professioni tecniche, delle associazioni di cittadini e proprietari immobiliari) che, attraverso un lavoro sinergico, possano offrire le coordinate per un percorso normativo capace di assicurare al sistema fiscale efficienza ed equità. Noi, come sempre, siamo pronti a fare la nostra parte: a Genova lo abbiamo nuovamente e unanimemente ribadito.

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